Poi ha capito, tempestivamente, come spesso gli accade, che i tempi
stavano cambiando, anzi erano già cambiati; e ha inventato un
mestiere nuovo, almeno in Italia, l'agente di fotografi professionisti.
In realtà, potenzialmente, Luigi era sempre stato lui stesso
dall'altra parte dell'obiettivo: sia nei panni del modello sia in quelli
di "regista" dell'immagine uomo, infatti, aveva tenuto sempre ben presente
il ruolo che la fotografia gioca nella costruzione dell'oggetto-moda;
ruolo imprescindibile, anzi direi demiurgico.
è nello sguardo del fotografo che il desiderio prende forma e acquista quella distanza e al tempo stesso quella pienezza che trasforma
un abito (o un accessorio, un gioiello, un prodotto) in un evento, in un segno culturale.
Fra i maestri dell'obiettivo, Luigi ha scelto naturalmente coloro che, in un certo senso, già scattavano le sue foto, a cominciare dal
grande Gian Paolo Barbieri. Poi, col tempo, ha lasciato libero corso al suo fiuto di talent scout e si è concesso più volte l'ineffabile
piacere della scoperta di autori giovani e giovanissimi, come Brigitte Niedermair e Ron Kedmi: personalità profondamente diverse
l'una dall'altra, il cui minimo denominatore comune, è, in fondo, l'incorruttibilità, l'originalità e a volte, perchè no, il distacco,
come nelle foto di Nadir Naldi. L'amore per l'arte, che Luigi continua a considerare (per amarla meglio) un territorio separato,
nonostante l'arte stessa nel frattempo abbia ampiamente inglobato la fotografia di moda (almeno una certa fotografia di moda) e,
in parte, la moda tout court; questo amore insiste nel guidarlo come una specie di musa ispiratrice, di coscienza dell'altro, dell'altrove,
sempre presente; di esigenza di bellezza.
Io, che di arte mi sono occupata tutta la vita ma, nel momentaneo ottimismo di oggi, penso di potermi interessare anche di uomini,
sono convinta che Luigi Salvioli abbia trasferito la sua creatività sul progetto comune, abbia investito le sue notevoli doti artistiche sugli altri per fare una cosa sola con loro, che fosse lavoro, naturalmente, e vita
(e chi ha mai saputo, voluto, potuto separare le due cose?). Quindi non è diventato lui stesso fotografo di successo, ma quattro (almeno quattro) fotografi sono fioriti intorno a lui attraverso di lui. Quindi la discussione
resta aperta, prosegue dall'ufficio alle serate e talora alle notti; l'opera, la campagna fortunata non appaga, non esaurisce ma stimola, crea presupposti di altro, di pių.
Cosė, ecco il punto presente, lo stato dell'arte. Fino alla prossima avventura.