about Luigi Salvioli
BIOGRAPHY
Luigi Salvioli Ho incontrato Luigi Salvioli alle soglie degli anni Ottanta, una stagione che a Milano fu, per certi aspetti, abbastanza godibile (per altri niente affatto) e che comunque la presenza di Luigi, la sua intraprendenza e la sua vivacità avrebbero reso senz'altro più stimolante. Almeno per me, personalmente.

La nostra conoscenza si trasformò quasi subito in una di quelle amicizie che hanno qualcosa di avventuroso e, insieme, di predestinato: ci univano la passione per l'arte, il gusto del bello, la voglia di vivere tutto, la dedizione alle letture, la passione intellettuale, il senso di esistenze ancora da schiudere appieno. Di Luigi ho sempre ammirato l'intuito sicuro, l'immediatezza, la generosità, ne godevo, e ne godo. Condividevamo volentieri certi tempi trasversali, vissuti come autentiche trasgressioni: ricordo una mattina d'autunno, quasi scappare come clandestini a Bergamo, con un autobus di linea (nè lui nè io abbiamo mai guidato), cercare chiese fra la nebbia per incantarci di fronte ai capolavori del giovane Lotto. Condividevamo anche, abbiamo sempre condiviso, una certa debolezza sentimentale, il senso etico dell'esistere, al di là delle nostre passioni momentanee, una reciproca, solida fedeltà di fondo.

Con questo corredo, la nostra amicizia ha affrontato integra intere, lunghe stagioni: ho osservato Luigi trasformarsi da modello di fama internazionale in agente di successo, cavalcare così gli anni ruggenti e dispersivi del made in Italy, mantenendo però sempre una segreta componente di disincanto e di ironia.
Amava e conosceva a fondo la moda perchè non la prendeva sul serio. Cioè: la prendeva per ciò che era (ed è); e perchè era uno di quelli che contribuiva a farla, quella moda,con una nonchalance che rendeva accettabile anche il suo non trascurabile narcisismo. english